Veroli in agro

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Stralcio dell'introduzione 

Il volume di Achille Lamesi interessa argomenti in genere poco battuti dalla cultura ufficiale ma che rivestono una grande attualità per almeno tre motivi. Dapprima la necessità di salvaguardare la nostra alta collina e la montagna in molte zone, da circa cinquanta anni, abbandonata dall’Uomo con tutti i danni che tale tradimento e conseguente fuga ha determinato.
Quindi la non differibilità dell’azione di tutela, di razionalizzazione e di valorizzazione delle nostre risorse idriche, un bene pubblico, troppo a lungo trascurato, e che le singole Comunità devono opportunamente saper difendere dagli attacchi esterni impegnandosi, in primo luogo, nella loro conoscenza, che, però non deve rimanere una sterile occasione per alleviare la disoccupazione di giovani laureati ma diventare un momento per incrementare i nostri dati sul territorio .
Infine la possibilità, recuperando le professionalità degli anziani opportunamente messe a disposizione di giovani volenterosi, di creare una serie di itinerari turistici destinati ad un pubblico selezionato, per lo più proveniente dalla Mittel Europa che voglia rivivere, per la durata di 5/7 giorni, l’emozione del Grand Tour.


Veroli, in tal senso, con il suo strepitoso centro storico e con un territorio frequentato dalla preistoria e sostanzialmente ancora integro e in questa monografia illustrato con grande attenzione costituisce un’occasione incredibile ed irripetibile.
La monografia si articola in cinque capitoli corredati da note, caratterizzati da un apparato illustrativo in gran parte inedito e veramente imponente ed arricchito da numerose e significative interviste con gli ultimi protagonisti della civiltà agro-pastorale.
Il capitolo dedicato a pozzi e sorgenti è il più corposo anche a causa della esaustiva documentazione fotografica particolarmente attenta a fermare particolari dei manufatti facilmente soggetti a distruzione o a furti da parte di malintenzionati quali le epigrafi e le acquarole, contenitori lapidei nei quali veniva versata l’acqua prelevata dai pozzi onde abbeverare i capi di bestiame, cannelle metalliche o in pietra etc. Il capitolo rappresenta un censimento di tutte le sorgenti presenti nel territorio di Veroli e ognuna arricchita da descrizioni ricche di dettagli riguardanti l’ubicazione e la presenza di versatoi, fontanili ed iscrizioni. Un addenda , dedicata all’Invocazione della pioggia, attraverso testimonianze delle processioni a San Giacomo conclude il capitolo.
Il secondo capitolo è dedicato alla raccolta della neve da utilizzare principalmente per abbeverare nei caldi mesi estivi gli animali portati nei pascoli montani. Nelle montagna verulane appaiono utilizzati, fino ai nostri giorni, piccoli avvallamenti del terreno o pareti rocciose opportunamente regolarizzate anche mediante muretti a secco ove viene fatta confluire, per rotolamento, la neve ancora fresca, poi, pressata e ricoperta con rami e foglie di faggio onde proteggerla dal calore del sole e dalla veemenza del vento. Particolarmente significativa, per i richiami storici, è la presenza di una neviere nei pressi del confine comunale tra i Comuni di Alatri e Veroli. Arricchiscono il capitolo, interessanti testimonianze sul commercio della neve gelata.
Di notevole respiro è il terzo capitolo dedicato ai ricoveri agro-pastorali che, solo da pochi anni a questa parte, vengono, in più zone della Provincia di Frosinone, documentati ma non studiati nelle loro tipologie e senza mai tentarne un effettivo loro recupero. La difficoltà insita in questa ricerca trova conferma nella grande incertezza nella terminologia da utilizzare





per indicare i vari tipi di abitazione o di struttura che muta da luogo a luogo, spesso indicando costruzioni di tipo diverso. In questo volume il Lamesi propone la spiegazione di una serie di termini soffermandosi soprattutto sugli stiri, interamente realizzati in pietra e che costituiscono architetture particolarmente suggestive sia per il loro aspetto che per la tecnica costruttiva.
Nel quarto capitolo si descrive come una parte non piccola dei verolani svolgeva due lavori particolarmente duri e faticosi, uno dei quali – quello del carbonaio – relegava la persona che lo effettuava e la sua famiglia ai margini della società. La produzione di carbone da legna costituiva un’attività collaterale al taglio dei boschi ed ebbe l’ultimo sussulto nell’immediato secondo dopo guerra quando l’Italia fece appello a tutte le sue risorse energetiche per iniziare quell’incredibile percorso di sacrifici che sfocerà nel boom economico. Le numerose piazzole disseminate ai margini dei boschi o al loro interno, nel dialetto chiamate caruanere, ben testimoniano questo antico e faticoso lavoro dei nostri antenati.
L’ultimo capitolo riguarda la transumanza interessante i bovini, gli equini e gli ovini, peraltro ancora oggi praticata, che da Veroli si svolge, da molti secoli, verso le Paludi Pontine avendo, come capilinea, i pascoli di Sperlonga o di Priverno (già Piperno) dove risiedono alcune famiglie di verulani, qui trasferitisi, intorno agli anni ’30 del cessato secolo.
Un secondo tipo di transumanza, quella di tipo verticale, si caratterizza per lo spostamento degli animali da aree di bassa/media collina – ove nei mesi tardo primaverili ed estivi le erbe si seccavano – a pianori montuosi posti intorno agli 800-1000 m.
È auspicabile che questo volume abbia la massima diffusione fra le Biblioteche della Provincia di Frosinone, fra gli Istituti Culturali preposti alla tutela del nostro patrimonio demo-antropologico nonché fra gli studenti universitari di Architettura. Essi, così, avrebbero l’occasione di avere un valido strumento per conoscere la congerie culturale nella quale si sono sviluppati molti esempi di muratura del passato che, spesso, poi ritroveranno quando saranno chiamati a ristrutturare architetture rurali. La consultazione del volume farà loro comprendere come dietro ogni struttura abitativa vi sia sempre un cuore di un uomo che batte e la tradizione della sua famiglia.
Altresì è auspicabile una diffusione del volume nel mondo della Scuola per introdurre i giovani discenti, anche con l’ausilio delle testimonianze orali degli anziani, alle problematiche della difesa del territorio e delle risorse locali, alla riscoperta dei prodotti naturali della terra ed a un corretto rapporto tra Uomo e Natura.
Naturalmente è ovvio che i primi destinatari della monografia sono i cittadini di Veroli che, finalmente, possono avere a disposizione un volume nel quale è tratteggiato il patrimonio culturale dei Monti Ernici e prendere coscienza di come esso vada conosciuto, tutelato e valorizzato.
Infine da parte dell’Amministrazione Comunale, che ora può disporre di un valido strumento per la salvaguardia e valorizzazione dell’alta collina e della montagna di Veroli, ci auguriamo, pur nelle ristrettezze economiche del momento, un preciso segnale per trasformare la fase dello studio in quella della valorizzazione turistica di questo patrimonio portato alla luce e così ben illustrato dall’amico Achille Lamesi.

Eugenio Maria Beranger
Storico dell’Alta Terra di Lavoro

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