Le colonette

Categoria: storia
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Santa Francesca rappresentava l’ultimo lembo di terra dello Stato Pontificio prima del confine con il Regno delle Due Sicilie. A testimonianza rimangono colonnette e cippi tavolati che rappresentano i termini di confine fra i due Stati preunitari.

Per gestire le risorse del territorio, per i terreni, per il legname, per i pascoli, per le erbe, per i raccolti e il commercio delle merci, si rese necessario stabilire una linea di confine tra lo Stato Pontificio e il Regno delle Due Sicilie. Una vera linea di confine, in realtà non era ben tracciata sul territorio, anche sé esistevano dei cippi di confine tra comuni. Vi erano tanti piccoli tratti per altro mai definitivi, perché stabiliti da controversie locali.

 

Controversie durate circa quattrocento anni portarono alla stipula di un Trattato sottoscritto a Roma il 26 settembre 1840 e ratificato il 5 aprile 1852. per il Regno delle Due Sicilie il decreto di ratifica fu firmato da Ferdinando II, mentre per la Santa Sede, il sottosegretario di stato cardinale Giacomo Antonelli in nome del pontefice Pio IX. Questo Trattato prevedeva sedici articoli e l’installazione di 686 termini di confine dal mar Tirreno all’Adriatico. Furono posti nei punti in cui il confine faceva spigolo e seguivano dei riferimenti naturali evidenti sul terreno, o nei luoghi in cui vi era il transito di merci e uomini da uno stato all’altro per riscuotere le dovute tasse.

La colonnetta n° 1 partiva dal Mar Tirreno, dalla foce del fiume Canneto, tra Fondi e Terracina, la 686 era collocata nel territorio di Ascoli al ponte di barche di Porto d’Ascoli sull’Adriatico.

Alcune colonnette erano chiamate “maggiori” in quanto di maggiore dimensione e perché poste in punti strategici, le altre dette “minori” erano ubicate in settori di minor importanza. Queste ultime, alte circa un metro dal radicone, sono più basse di 42 cm. rispetto alle precedenti e hanno un diametro di 40 cm. contro i 45 delle maggiori. Entrambe presentano un basamento infisso nel terreno al disotto del quale una medaglia in ghisa stabiliva che era un segnale ufficiale del posto di confine.

Le colonnette dal lato del Regno delle Due Sicilie hanno un giglio stilizzato Borbonico e il numero progressivo, dall’altro lato le chiavi stilizzate di S. Pietro e l’anno in cui sono state collocate. Al disopra una scanalatura rappresenta la linea di confine ed indicava dove trovare la precedente e la successiva.

Le prime cinquanta vennero collocate a dimora nel 1846 e sono quelle prossime al Mar Tirreno; le altre furono posizionate nel 1847.

Di seguito riportiamo la posizione topografica di alcune colonnette esistenti sul nostro territorio comunale.

Da Casamari, che rappresentava la sede di un’importante dogana sulla via Mària, si giunge alla località dell’Antera dove insiste la grancia dell’Antera di proprietà dei monaci di casamari. Nella valle sottostante, all’interno di un bosco di querce e castagni, abbiamo la colonnetta n° 169; più in alto, in direzione del nord su un rialzo del terreno la n° 170, mentre alle spalle della grancia, lungo il margine destro di una stradina asfaltata che conduce a due abitazioni e in prossimità della sua fine, abbiamo la n° 171.

In direzione della pineta sovrastante le due abitazioni, nei pressi di un uliveto vi è la n° 172; procedendo verso il monte Castellone la n° 173, appena superata la pineta, giunti alla sommità dello stesso monte abbiamo la n° 174. Quest’ultima è facilmente raggiungibile dalla contrada di Fontana Fratta, incamminandosi in direzione di monte Cornito si incontra una strada brecciata che ci conduce alla colonnetta, posta su un rialzo roccioso.

Tra monte Cornito e monte Castellone, sulla destra della strada brecciata, circondata da cespugli abbiamo la n°175.

Lungo la strada provinciale Veroli - Sora, tra Fontana Fratta e Fontana Grande, in direzione della Selva, sulla destra c’è la strada sterrata che conduce alla ex discarica di Monte S.Giovanni Campano, superata di poco, lungo un antico tratturo in disuso, troviamo la n°176 . Questo cippo è di dimensioni maggiori perché rappresenta un termine dove confluivano i confini di Sora, Castelluccio di Sora (ora Castelliri) e Monte San Giovanni (ora Monte San Giovanni Campano).

 Da questa colonnetta, si attraversa la provinciale Sora-Incoronata-Veroli e salendo lungo la valle si arriva a Fontana Fusa; qui, a circa trecento metri dalla sorgente, lungo un tratturo si nota la n° 177. Questa colonnetta è stata ruotata sul suo asse, in epoca non meglio precisabile, e quindi non sta più nella posizione originaria.

Dove il confine tagliava la vallata e saliva alla volta del Monte Tartaro, a quota 1200 m., appare la n° 178; da qui si arriva all’area sacra di Pozzo Faito ove, all’interno della piccola conca naturale, prima del probabile pozzo votivo ammiriamo la n° 179, e poco dopo lo stesso (circa una cinquantina di m.) attualmente utilizzato dai pastori, incontriamo la n° 180. Come prevedeva il Trattato, tracciando una linea retta tra le due colonnette, il pozzo viene tagliato quasi a metà e, così facendo, si consentiva ad entrambi i confinanti di usufruire delle sue preziose acque.

Proseguendo lungo il sentiero, indicato con segnali di colore bianco e rosso, in direzione della montagna, e superato il bosco di Macchia Faito si innalza la n° 181, mentre continuando in direzione nord ed imboccato il canalone fino alla località Faggio Grosso ritroviamo la n°182.

Giunti a quota 1516 si trova la n° 183 vicino ad un albero di tasso, più in avanti, a quota 1340 la n° 184 e 185. Dalla n° 186, che rappresenta il punto di confine tra Veroli, Sora e Monte San Giovanni Campano, alla n° 198, ubicata tra Veroli ed Alatri ed altre che proseguono per Serra Comune, Vado la Rocca, Vado dell’Olmo e Peschio Macello, è più conveniente passare per Prato di Campoli dove vi sono già dei percorsi segnalati con colore giallo e rosso.

Questi confini allora tracciati così bene, oggi costituiscono in molti casi i confini comunali, provinciali e regionali. Quindi ha ancora un senso che queste colonnette vengano ripristinate nella posizione originaria e tutelate, ed assieme ad altri reperti storici paesaggistici possono rappresentare la meta di piacevoli escursioni.

Dr. Achille Lamesi

 

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